Acufene e forame ovale pervio

Acufene, molto più che un problema di udito: il caso di un paziente del Csa

Da un mese il Centro Siciliano Acufene segue un giovane ragazzo italiano, ma che per motivi di lavoro trascorre alcuni periodi dell’anno in Germania. Arrivato in Italia è pervenuto all’attenzione del Csa per acufene invalidante: era visibilmente provato, molto depresso, esprimeva un concetto e subito dopo piangeva, un caso davvero tanto difficile e delicato. Dopo un’attenta anamnesi ha ricevuto il supporto psicologico della psicoterapeuta Milena Samperi, iniziando un percorso clinico-diagnostico al fine di trovare la causa scatenante del suo acufene. È stato sottoposto inizialmente a tutti gli accertamenti audiologici di primo e secondo livello, ai test di funzionalità vestibolare, ai test di funzionalità cranio-cervico-mandibolare. Il paziente presentava una ipoacusia bilaterale di entità modesta di tipo neurosensoriale: da un lato la curva audiologica si presentava a “corda molle”, ossia ci faceva presupporre un problema idropico.

È stato quindi sottoposto al test alla furosemide, che è risultato positivo, per cui è stata formulata la diagnosi di Malattia di Ménière.

Ulteriori indagini radiologiche per lo studio dell’orecchio, dei vasi sanguigni e dei nervi cranici hanno dimostrato che la Malattia di di Ménière era la prima causa del suo acufene, ma si evidenziavano altre concause. Il paziente, infatti, presentava una notevole alterazione dell’articolazione temporo-mandibolare e dell’assetto cranio-mandibolare in genere. Per tale motivo è stato subito valutato e trattato dagli specialisti del Csa: l’ortodontista Cristina Vitale, l’osteopata Gianluca Barca e la posturometrista Angela Toscano per riallineare i contatti dentari e riabilitare le disfunzioni cranio-mandibolari. È stato, inoltre, visitato dalla biologa nutrizionista Maria Teresa D’Agostino per poter trattare la Malattia di Ménière dal punto di vista nutrizionale.

Gli specialisti in radiodiagnostica – il dr. Francesco Fiumara, la dr.ssa Barbara Valenti e la dr.ssa Daniela Pagano – hanno continuato le indagini a livello radiologico diagnosticando una patologia non conosciuta dal paziente: il Forame ovale pervio.

Si tratta di una malformazione cardiaca, è un’apertura che mette in comunicazione l’atrio destro con l’atrio sinistro del cuore. Tale pervietà può consentire il passaggio di piccoli coaguli dal cuore destro al cuore sinistro provocando un’embolia nel circolo sistemico soprattutto a livello cerebrale, determinando l’ictus, ma anche in altri organi.

Forame ovale pervio

Forame ovale pervio

Nella casistica del Csa sono stati riscontrati tre pazienti, una donna e due uomini, di giovane età, che presentano il Forame ovale pervio e riferiscono acufeni. Questi pazienti possono presentare emicrania con aura, ictus cerebrale in assenza di fattori di rischio e altri sintomi interessanti soprattutto gli organi sensoriali, poiché questi ultimi sono dotati di un circolo vascolare terminale, ossia di vasi sanguigni del diametro inferiore a quello di un filo di capello.

In letteratura scientifica esiste davvero poco riguardo la correlazione tra Forame ovale pervio ed acufene o ipoacusia e per tale motivo, avendo il Csa già tre pazienti in casistica, è stato avviato uno studio scientifico, ma per ovvie ragioni anatomiche, e grazie alla professionalità e preparazione del cardiologo interventista dr. Giuseppe Cinnirella, si può ritenere possa esistere tale correlazione.

Ritornando al caso in questione, dopo un mese di terapia il paziente è tornato a vivere e riferisce il quasi totale azzeramento del suo acufene. Oltre a rintracciare le cause scatenanti l’acufene, l’equipe del Csa, dopo attente indagini strumentali, ha diagnosticato una patologia cardiaca genetica che il paziente ignorava di avere. Adesso il paziente oltre a portare a termine la riabilitazione cranio-mandibolare e a seguire il protocollo nutrizionale e farmacologico per l’acufene, si sottoporrà a visita cardiologica per programmare la chiusura del Forame ovale pervio per prevenire l’insorgenza soprattutto di accidenti cerebrali quali l’ictus.

È stato un caso clinico davvero molto difficile da trattare, per la presenza di tante cause responsabili dell’acufene, dalla Malattia di Mènière al Forame ovale pervio.

Tutta l’equipe si è particolarmente impegnata ed appassionata al caso, ha posto in essere protocolli riabilitativi, nutrizionali e farmacologici, si è messa a completa disposizione del paziente che si mostrava particolarmente destabilizzato, ed è riuscita nell’obiettivo che il Csa persegue ormai da 10 anni: migliorare la qualità di vita del paziente.

1 commento
  1. Mario Bajardi
    Mario Bajardi dice:

    Come avete curato il difetto nel cuore? Com’è finito l’acufene? Essendo da un anno avvilito dal mio acufene, sto cercando di capire tutti i dettagli. Grazie 🙂

    Rispondi

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